La Supervisione in Europa e in America

Counseling Supervision

(di S. Masci)

La supervisione è un requisito obbligatorio, richiesto dalla maggior parte delle organizzazioni professionali e, in ogni contratto di counseling (per questioni di privacy), il counselor dovrebbe specificare che discuterà con un supervisore ciò che avviene nel setting con i suoi clienti.

Capire cosa succede nei paesi anglosassoni e in Europa può aiutarci anche a far chiarezza con i clienti e con le persone che chiedono informazioni.

Nelle istituzioni europee il counselling è un'attività riconosciuta ed integrata nel tessuto sociale.  In Italia la figura del counsellor risulta presente tra le nuove professioni previste dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), rientrando in un processo di riforma delle professioni e di riconoscimento dei titoli avviato a livello europeo[1].

Attualmente la maggior parte delle scuole europee si sta uniformando alle direttive dell’EAC (European Association for counseling) per ciò che riguarda il percorso formativo che gli allievi counselor devono seguire per poter conseguire il diploma. Chiaramente viene riconosciuta piena autonomia alle scuole per tutto ciò che non è soggetto a regolamentazione e che potrebbe dipendere dalle normative del paese in cui opera la scuola[2]. C’è ancora tempo prima di arrivare ad uno standard condiviso, comunque tutte le scuole e le associazioni accreditatrici sono consapevoli della necessità di regole comuni che portino a controlli al fine di mantenere un alto livello di professionalità. La supervisione è una caratteristica fondamentale di tali riscontri di qualità, anche se al momento attuale, in alcune nazioni, non sono presenti indicazioni precise su come questa debba essere svolta. Nell’attesa di direttive comuni accettate da tutte le istituzioni europee (UK esclusa) ogni scuola e ogni professionista si dovrà attenere a quelle nazionali.

Di seguito riporto la situazione nei paesi in cui le regole sono conclamate e seguite.

 

ACA-USA

Negli stati Uniti la supervisione è richiesta agli iscritti alla ACA (American Counseling Association - una delle maggiori e più antiche associazioni professionali di counselor nel mondo) per mantenere il loro livello professionale o per passare al livello immediatamente superiore. I counselor che operano privatamente in uno studio sono tenuti a organizzare la loro supervisione così come coloro che operano all’interno di strutture statali e di organizzazioni.

La supervisione è il processo che vede un counselor parlare con qualcuno che è in grado di identificare le eventuali caratteristiche comportamentali e/o psicologiche che mette in atto durante le sedute e che potrebbero essere dovute ad una incapacità nel fronteggiare particolari problemi di uno o più clienti.

L’ACA specifica che la supervisione è una disciplina separata dal processo di counseling anche se vengono utilizzate abilità di counselling,  ed è richiesta al supervisore un’ottima conoscenza operativa del settore e dei modelli di counseling. Nel loro statuto viene sottolineato più volte che il supervisore è responsabile del rispetto della salute mentale dei clienti del supervisionato.

 Un aspetto importante che l'ACA sottolinea è che essere un counselor qualificato non basta per essere un supervisore. Un supervisore deve essere in grado di vedere attraverso la cortina di fumo creata inconsapevolmente da un counselor che sta avendo problemi nel setting terapeutico. Il vecchio adagio che i medici sono i peggiori pazienti è valido anche per i counselor. Questi possono essere talvolta gli ultimi a riconoscere che stanno avendo un disagio o che sono entrati in burnout. Per questo un supervisore ha bisogno di essere un esperto del settore e avere capacità di comunicazione avanzate e di colloquio motivazionale per supervisionare in modo efficace.

Un supervisore discuterà dei casi sottoposti dal counselor, prestando attenzione a quali sono stati i motivi che hanno indotto il counselor a utilizzare particolari tecniche e ad appoggiarsi a uno specifico modello teorico.

Saranno punto di osservazione i problemi che il counselor ha incontrato nella seduta e che possono schematizzarsi nelle sette domande:

  1. Il counselor ha fatto suoi i problemi del cliente?
  2. È riuscito ad attuare una separazione sana?
  3. È agitato, nervoso, ansioso per i problemi portati dal cliente?
  4. Riesce a dormire o riposare bene?
  5. Ha pensieri intrusivi legati a un problema portato da un cliente al di fuori del setting?
  6. È in burnout?
  7. È consapevole del suo stato emotivo?

Un supervisore deve controllare tutte queste questioni senza essere invadente o percepito come minaccioso. Deve rispettare la riservatezza del counselor-cliente e adottare con lui il suo codice deontologico così come insegna a farlo al counselor con i suoi clienti.

 La supervisione si svolge su base contrattuale, con una somma concordata di denaro per i servizi e, essendo un servizio professionale negli USA, si possono ottenere detrazioni fiscali.

La supervisione deve essere condotta non meno di una volta al mese per tutti  coloro che vedono i clienti a titolo professionale e per i counselor che lavorano con clienti per più di venti ore a settimana.

BACP-UK

Il BAC, British Association for Counseling è una delle maggiori associazioni che riconosce counselor e scuole di counseling in Inghilterra. Nel settembre del 2000, ha cambiato il suo nome in British Association for Counseling and Psychotherapy (BACP). Ciò sottolinea il diverso approccio anglosassone che vede counselor e psicoterapeuti uniti in obiettivi e interessi comuni all’interno di una singola associazione, ed è una prima e significativa differenza con l’Italia dove interessi corporativistici impediscono -ritardano- lo sviluppo del counseling e la messa in atto di sinergie con il mondo degli psicologi e psicoterapeuti.

Per la BACP la supervisione è una attività professionale e di relazione che può essere definita e sviluppata in modo diverso a seconda dei professionisti che la richiedono (counselor, psicoterapeuti, coach…). Questa è un’altra differenza rispetto alla situazione italiana dove la supervisione ai counselor viene spesso –quasi sempre– demandata agli psicoterapeuti.

La BACP definisce la supervisione come: “L'esplorazione riflessiva e lo sviluppo della pratica della relazione d’aiuto, in un contesto di sostegno ma impegnativo, che coinvolge individui nel ruolo di supervisionato e supervisore.

Per cui la BACP:

  • si impegna a fornire un ruolo guida nel campo della supervisione clinica;
  • ritiene che la supervisione possa contribuire positivamente al mantenimento e allo sviluppo dell’etica della pratica professionale;
  • riconosce che sia i bisogni di un counselor inesperto sia l’attività di supervisione sono soggetti a cambiare nel corso della vita lavorativa, in base ad una vasta gamma di fattori personali e professionali;
  • è consapevole dell'importanza di riconoscere la diversità degli individui e dei contesti nel counseling, nella psicoterapia, nella supervisione e nella formazione;
  • riconosce che approcci diversi possono comportare atteggiamenti differenti nella supervisione;
  • ritiene che la funzione del supervisore, all'interno del counseling, della  psicoterapia e, in generale nel campo della relazione d’aiuto, richieda anche un’attività di ricerca. Questo al fine di comprendere criticamente e, in modo adeguato, di stimolare la sua identità, il suo ruolo e la responsabilità nel compito;
  • è impegnata nello sviluppo di norme adeguate per la formazione e l'accreditamento dei corsi e dei supervisori;
  • è impegnata nella ricerca e nel contribuire alla definizione di conoscenze professionali in materia di supervisione;
  • da statuto si impegna a rivedere la sua strategia di supervisione ogni tre anni.

 

RACS-Svezia

Il RACS svedese, specifica le circostanze che spingono un counselor ad andare in supervisione: la prima è quella di tenersi aggiornato nella professione, nelle tecniche, e nei modelli, un’altra nel caso si abbiano dubbi sul codice etico. In tali situazioni, il RACS impone al professionista di contattare il suo supervisore e/o il comitato etico dell’associazione, ovvero, se il counselor non è certo che un suo comportamento possa essere in contraddizione con il codice deontologico.

Nell’evenienza che un cliente lamenti che il counselor non abbia seguito il codice etico o abbia infranto alcune sue parti, il RACS può richiedere una supervisione aggiuntiva rispetto a quella che il professionista ha già in atto. Può anche decidere che il counselor debba ricorrere a una formazione più specifica su alcuni argomenti o tecniche o che debba avvalersi di una terapia personale. Tutto ciò allo scopo di proteggere sia il cliente sia il counselor ed evitare che tali situazioni si possano ripetere.

Inoltre il RACS richiede che il counselor si tenga aggiornato professionalmente anche attraverso una regolare supervisione –in aggiunta a quella specificata sopra- che viene suggerita in un’ora ogni venti ore di sedute con il cliente.

 

IACP-Irlanda

Per la IACP (Irish Association for Counselling & Psychotherapy) Irlandese, la supervisione è un accordo formale tra un counselor (o uno psicoterapeuta) e una persona esperta nel counseling (o nella psicoterapia) e nella supervisione. Ciò allo scopo di discutere con regolarità il lavoro del professionista nella relazione d’aiuto. L’obiettivo è quello di lavorare insieme per garantire e sviluppare l'efficacia del rapporto counselor/cliente. (È da notare che anche l’associazione irlandese non fa differenza tra i doveri e i diritti dei counselor e degli psicoterapeuti. Quindi quanto descritto di seguito -che per i nostri scopi sarà focalizzato sul counselor e sul counseling- vale anche per la psicoterapia  e per gli psicoterapeuti).

 La supervisione, per l’IACP, è un processo indispensabile per mantenere adeguati standard nel counseling e per allargare gli orizzonti del professionista permettendogli di operare con efficacia sui suoi clienti. Inoltre, dato che gli iscritti alla IACP sono vincolati al Codice di Etica e Pratica della professione, attraverso la supervisione viene garantita la loro competenza in ambito deontologico ed il rispetto delle regole.

Ogni counselor, psicoterapeuta, o tirocinante, deve scegliere un supervisore accreditato da un organismo riconosciuto (come l’IACP o il BACP o IAHIP - Irish Association of Humanistic and Integrative Psychotherapy) dove, al fine di garantire l’obiettività dell’operato di quest’ultimo, non dovranno sussistere vincoli di parentela o amicali né sussistere conflitto di interessi di qualsivoglia natura. Per tale motivo la supervisione che ogni counselor deve fare dopo il diploma, non deve essere:

  • intrapresa con un supervisore che sia stato direttamente coinvolto come coach o valutatore durante il corso di formazione in counseling;
  • svolta con un supervisore che l’ha seguito come supervisore durante la formazione;
  • intrapresa con il suo terapeuta/counselor personale avuto come terapeuta/counselor durante la formazione;
  • intrapresa con un supervisore coinvolto con la scuola e che è intervenuto nella supervisione durante formazione dello studente anche non a livello individuale.

 Gli allievi devono altresì utilizzare un supervisore accreditato, coerente con il modello teorico del corso. La scuola ha la responsabilità di scegliere e approvare il supervisore più indicato per il counselor in formazione.

Le richieste per la supervisione della IACP sono:

  • la frequenza minima richiesta della supervisione è di un'ora di supervisione per ogni 10 ore di incontri con un cliente;
  • durante le 450 ore di formazione post-counselling[3], almeno il 75% del tempo di supervisione deve essere impegnato in una supervisione one-to-one;
  • La supervisione deve avvenire almeno una volta al mese se, chiaramente, il counselor sta lavorando attivamente.

 La supervisione per la IACP può essere svolta nella forma di incontri individuali, di gruppo e tra pari. Nello specifico:

One-to-one Supervision

  • il supervisore partecipa alla seduta come osservatore e dà il suo giudizio alla conclusione della sessione;
  • il supervisore osserva attraverso una finestra o videoregistra la seduta e al termine di questa esprime le sue considerazioni al counselor;
  • il supervisore utilizza delle note sul caso trattato o delle registrazioni delle sedute su cui effettuerà il suo lavoro di supervisione.

Group Supervision

  • il supervisore si assume la responsabilità della supervisione di due o più counselor. Affinché la supervisione di gruppo si valida per l’accreditamento o per il rinnovo dell’accreditamento del supervisore, il numero massimo dei partecipanti non può eccedere i sei;
  • se i counselor che si incontrano sono due, la supervisione deve essere di un minimo di un’ora al mese (che vale come un’ora di supervisione per ciascun professionista); se sono tre counselor, gli incontri sono di un minimo di 1,5 ore al mese; se in quattro la supervisione deve essere di un minimo di 2 ore al mese; un gruppo di cinque counselor si dovrà incontrare per un minimo di 2,5 ore al mese; mentre se sono in sei la supervisione dovrà essere di un minimo di 3 ore al mese.

Peer Supervision

  1. Si definisce supervisione tra pari quando due o più counselor fanno supervisione tra loro, alternandosi tra i ruoli di supervisore e counselor. Almeno due membri del gruppo dei pari deve avere l'accreditamento come Supervisore e firmerà il modulo di accreditamento o di rinnovo agli altri o certificherà le ore svolte di supervisione dai counselor;
  2. La supervisione tra pari non si può svolgere –non viene riconosciuta- se i counselor non sono ancora iscritti all’associazione.
  3. La supervisione tra pari non sarà applicabile per i candidati che richiedono l'accreditamento come counselor supervisori per la prima volta ed è applicabile solo ai counselor accreditati.

Stefano Masci, Direttore Cipa


 

[1] Il 17 aprile 2012 è stato approvato dalla Camera dei Deputati il testo unificato delle proposte di legge (C. 1934 - C. 2077 - C. 3131 - C. 3488 - C. 3917-A) concernenti disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi (compresa la figura del counselor)Il 15 novembre 2012 anche il Senato ha approvato la legge per le Associazioni Professionali.

[2] Ad esempio in Italia si tende a porre una forte distinzione tra counseling e psicoterapia (in alcuni casi profondamente giusta) che porta in alcune circostanze a situazioni paradossali come l’imposizione ai counselor di non usare psico-termini nella loro pratica o il divieto agli psicologi, da parte dell'Ordine, di insegnare nelle scuole di counseling.

[3] In UK, dopo il diploma, per passare al livello di professional sono richieste altre 450 ore. Dal 2012 anche in Italia è possibile acquisire il livello di Counselor Professional con altre 500 ore tra formazione, supervisione e tirocini.